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La Cannabis terapeutica: dalla storia all’utilizzo terapeutico per il dolore cronico

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Cenni storici

La Cannabis Sativa è una pianta che ha accompagnato la civiltà umana sin dalle proprie origini. Si pensa, infatti, che si tratti di una delle prime piante domesticate dall’uomo, probabilmente in Cina circa 8000 anni fa. Nel corso dei millenni, l’uomo ha imparato a utilizzare questa pianta per gli scopi più vari, traendo vantaggio dalle proprietà delle sue diverse varietà.

Le fibre resistenti delle varietà dal fusto lungo si prestavano alla realizzazione di corde e funi, alla lavorazione tessile, fino alla produzione di abiti, lenzuola, tovaglie. Inoltre, il colore bianchissimo della polpa la rendeva adatta alla produzione di una carta sottile e di alta qualità.

Con i semi delle piante di Cannabis si possono inoltre realizzare oli, pane, pasta, biscotti e altri alimenti che, al sapore gradevole, aggiungono un alto contenuto in proteine facilmente digeribili e un rapporto bilanciato tra acidi grassi omega 3 e omega 6.

Uso della cannabis come medicinale

Gli effetti terapeutici dei cannabinoidi sono noti sin dall’epoca precristiana, quando vari popoli tra cui cinesi, indiani, arabi e assiri la utilizzavano per curare moltissime patologie, dal mal di testa all’epilessia, fino ai calcoli renali e l’artrite. In Europa fu introdotta dai musulmani, prima in Spagna e poi in Italia.

L’introduzione della Cannabis nella medicina occidentale risale al XIX secolo e divenne sempre più importante, sia in Europa che negli Stati Uniti. Nel XX secolo ci fu una significativa riduzione dell’uso della Cannabis terapeutica, dovuta da un lato all’introduzione del proibizionismo, dall’altra alla difficoltà di replicare i suoi effetti a causa dell’estrema variabilità dell’efficacia dovuta alle diverse tipologie di pianta esistenti.

Tuttavia, risalgono al secolo scorso due importanti scoperte che dettero nuova linfa alle ricerche scientifiche in questo ambito: nel 1964 fu isolato e sintetizzato il THC, il delta-9-tetraidrocannabinolo, mentre negli anni novanta vennero scoperti i recettori CB1 e CB2, in grado di interagire con i cannabinoidi. Dagli anni ’90 ad oggi il numero di pubblicazioni scientifiche che si occupano di studiare e analizzare l’uso terapeutico della Cannabis è in continua crescita.

I fitocannabinoidi sono le oltre cento tipologie di composti chimici presenti nella pianta della Cannabis, tra questi ci sono THC e CBD, le principali sostanze usate a scopo terapeutico.

Il THC è il principale responsabile dei suoi effetti psicoattivi, tanto che la potenza della pianta è definita in termini di concentrazione di THC; non è chiaro invece il preciso meccanismo del CBD, che sembrerebbe modulare alcuni effetti del THC, prolungando e potenziando altre proprietà biologiche.

Per quali patologie si usa la Cannabis ad uso terapeutico?

Si può ricorrere a questa possibilità quando si debbano alleviare dolore (La terapia del dolore) oncologico e non e disturbi cronici come nel caso di:

  • dolori associati a sclerosi multipla o a lesioni del midollo spinale;
  • effetti avversi della chemioterapia, della radioterapia o di alcune terapie per l’HIV;
  • malattie reumatiche come artriti, osteoartrosi, fibromialgia;
  • dolori neuropatici;
  • glaucoma resistente alle terapie convenzionali;
  • sindrome di Gilles de la Tourette.

Inoltre la cannabis è efficace come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia o in pazienti oncologici. Allo stesso scopo può essere prescritta a pazienti affetti da AIDS.

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