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Effetti dei cannabinoidi nella terapia del dolore

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Gli effetti dei cannabinoidi naturali e sintetici sono molteplici e, pertanto, sono numerosi sia gli utilizzi sia i possibili effetti collaterali. In passato, erano attributi al THC gli effetti principali dei derivati della Cannabis. Oggi si ritiene, invece, che il CBD (Cannabidiolo) e il THC (Tetraidrocannabinolo) agiscano in sinergia, con conseguente riduzione degli effetti psicoattivi e sedativi e contemporaneo potenziamento degli effetti terapeutici. (La Cannabis terapeutica)

I principali effetti sono:

  • Le somministrazioni di THC o dei suoi derivati sintetici, essendo morfino-simili, provocano un’intensa analgesia attraverso meccanismi che coinvolgono i recettori a livello sovraspinale, spinale e periferico. L’efficacia dei cannabinoidi nella gestione del dolore cronico, sia infiammatorio che neuropatico, può essere spiegato dal fatto che le aree del sietema nervoso centrale deputate al controllo del dolore sono molto ricche di questi recettori, la cui stimolazione attiva un circuito che riduce il dolore;
  • un’altra importante caratteristica dei cannabinoidi è rappresentata dal fatto che il loro utilizzo riduce la necessità della morfina. In particolare, il THC è in grado di ridurre la dose minima efficace della morfina di circa il 50%;
  • da un punto di visto immunitario vi sono poi numerose evidenze scientifiche che confermano che i cannabinoidi influiscono su alcuni meccanismi di neuroinfiammazione e neurodegenerazione alla base di patologie quali la sclerosi multipla o la sclerosi laterale amiotrofica;
  • a livello cardiovascolare questi composti determinano un’azione vasodilatatoria e ipotensiva;
  • nell’apparato digerente riducono la motilità intestinale e provocano un aumento dell’assunzione di cibo, infatti sono utilizzati per prevenire o trattare il deperimento in pazienti cachettici, malati oncologici o di AIDS.

L’utilizzo è strettamente regolamentato in quanto questi farmaci sono in grado di produrre molteplici effetti collaterali.

I principali effetti collaterali:

L’utilizzo voluttuario della Cannabis può comportare alterazione dell’umore, insonnia, tachicardia, crisi paranoiche e di ansia e reazioni psicotiche. Tali effetti, non possono essere associati all’uso terapeutico di questa sostanza che sono risultati al pari di quelli che riguardano la maggior parte dei farmaci in commercio. Nel 97% dei casi, gli effetti avversi legati all’uso terapeutico di Cannabis sono infatti di lieve entità.

In particolare, nel rapporto semestrale stilato dall’Istituto Superiore di Sanità che monitora la sicurezza delle somministrazioni di Cannabis terapeutica si può rilevare che al 30 giugno 2017 sono state registrate 42 segnalazioni di sospette reazioni avverse associate a uso medico di cannabis, tutte di lieve entità, in pazienti che assumevano contemporaneamente altri farmaci. 

Gli effetti più spesso riscontrati sono:

  • nei soggetti con disturbi cardiopolmonari severi, l’uso di Cannabis può provocare sia ipotensione sia ipertensione, sincope e tachicardia;
  • nei soggetti con grave insufficienza epatica, renale o affetti da epatite C cronica, l’uso di Cannabis può aumentare il rischio di sviluppare o peggiorare una steatosi epatica;
  • nei soggetti affetti da disordini psichiatrici, maniaco depressivi e/o una storia familiare di schizofrenia, l’uso di Cannabis può provocare crisi psicotiche;
  • nei soggetti in terapia con farmaci ipnotico sedativi o antidepressivi, l’uso di Cannabis può generare effetti additivi o sinergici; 
  • essendo una sostanza immunomodulante, la Cannabis può modificare l’equilibrio immunitario dell’individuo.

La dipendenza

La Cannabis, essendo in grado di modulare il sistema cerebrale della gratificazione, può indurre dipendenza complessa. La dipendenza insorge a causa di abuso reiterato nel tempo ed è associata a crisi di astinenze caratterizzate da irritabilità, aggressività, disforia, umore depresso, anoressia, disturbi del sonno e agitazione motoria. Ciononostante, la Cannabis produce minore dipendenza rispetto a quella al fumo e all’alcool.

Uno studio epidemiologico condotto nel 1994 sull’uso voluttuario di Cannabis indica infatti che circa il 10% dei consumatori abituali diventa dipendente, contro il 15% dei consumatori di alcool, il 23% dei consumatori di oppiacei e il 32% dei consumatori di nicotina. 

Il rischio di dipendenza complessa si riduce significativamente quando si impiega la Cannabis per uso medico, alle dosi terapeutiche raccomandate, solitamente inferiori a quelle per uso ricreativo. È pertanto opportuno che il medico prescrittore valuti attentamente in ogni soggetto l’eleggibilità al trattamento e il dosaggio della sostanza. I soggetti in terapia con Cannabis, inoltre, dovrebbero essere esentati dalla guida di veicoli o dallo svolgimento di lavori che richiedono allerta mentale e coordinazione fisica per almeno 24 ore dopo l’ultima somministrazione.

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